martedì 8 febbraio 2011

Che cosa mi porto? (prima parte)

 

Comprendo la vostra perplessità nel domandarvi come diavolo ho potuto prendere spunto da una scena del genere.

Portarsi avanti una gigantesca palla di merda potrebbe essere una metafora sulla vita che in questo momento storico risulterebbe condivisibile dalla massa.
Lavoro, tasse, politica, ingiurie, ingiustizie eccetera eccetera..
Ma non voglio imbruttirvi.

Il papà-stercoraro è poi lungimirante “di sicuro di....ce n'è anche dove stiamo andando"; che se erroneamente la leghiamo al nostro mondo suona come: è inutile che ti sforzi tanto ovunque andrai te la troverai comunque fino al collo, spera solo che non arrivi l'onda. Grande ottimismo.
Invece contestualizzandolo nel naturale mondo dei nostri amici bagarozzi (spero sia internazionale come termine) ha un senso diverso. L'uomo, seppur insetto, tende sempre a semplificare le cose " massì ne troveremo dell'altra..."

La risposta della moglie-stercoraro “..quello è un regalo di madre..” apre poi ulteriori esilaranti scenari legati al rapporto con le suocere e il carico di “sterco” che bisogna portarsi in spalla causa loro:”disturbooo?? posso salire un attimo?” “ no grazie, come lo faccio io l'arrosto non lo fa nessuno” “ma guarda come ti tratta”, “sarà mica polvere quella sul davanzale”, “ ho cucinato il fegato che piace a tutti!” ( ma a chi piaceeeeee!?!?! non piace a nessunooooo!!)
Comunque..
Quasi tutte le mattine quando sono in coda mi piace spiare dallo specchietto retrovisore l'altro essere umano che ignobilmente è stato chiamato a lavorare anche quel giorno e che si trova in colonna dietro la mia auto. Adoro quelli che si mettono a cantare, ho una preoccupante curiosità per quelli che hanno lo sguardo assorto, nasce in me una personale soddisfazione quando guardo chi sbraita al telefono e avverto una leggera tensione per chi si sta truccando.
Scusate la divagazione.

In un'imprecisata mattina di queste un maledetto flash filosofico mi porta ad immaginare a cosa mi porterei dietro se dovessi svoltare completamente la mia vita. Sì perchè non mi sento il vecchio riccio (è un riccio?) che non vuole abbandonare la sua tana  piena di certezze e vita vissuta. La mia curiosità, la mia voglia e la mia poca esperienza accumulata non mi permettono ancora di identificarmi in nonno-riccio.

Che cosa mi porterei dietro?
Io un'idea ce l'avrei...ma ma poi il post diventerebbe troppo lungo :)


1 commento:

  1. Ci mangiano e ci fanno crescere i figli,in questo appallottolato di scarto;un pò come noi,costretti allo sterco per vivere,quando i pochi mangiano prelibatezze. Io sono per un'alimentazione più modesta ma certamente che profuma d'autentico;preferirei morire di fame che stare alle leggi del mondo. Curiosa questa vida del bagarozzo stercorario..

    RispondiElimina